Capire e ascoltare il proprio Brand
- Leonardo G.

- 18 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Creare un logo non significa semplicemente “disegnare un simbolo”: è un processo di traduzione. Prendi un’idea, un valore, una storia… e la trasformi in un segno visivo capace di rappresentare tutto questo in un colpo d’occhio. Sembra magia, ma in realtà è un percorso fatto di ascolto, ricerca e scelte consapevoli. Vediamo insieme come nasce un logo davvero efficace.
Partire dall’ascolto: capire cosa devi rappresentare
Ogni logo nasce da una conversazione. Prima della matita, prima del software, c’è il momento in cui il designer ascolta. Di solito si parte con domande semplici: Chi sei? Cosa fai? Perché lo fai? Ma è proprio da queste domande che escono le risposte più importanti.
Immagina di lavorare al logo per “Lunasette”, una piccola azienda immaginaria che produce gioielli minimal. Il nome richiama la notte, la luna, qualcosa di sofisticato e femminile. Già qui capisci che un segno troppo aggressivo o spigoloso non funzionerebbe. L’obiettivo è trovare quel filo narrativo che tiene insieme l’identità del brand e l’emozione che vuole trasmettere.
Ricercare, osservare e lasciarsi contaminare
Una delle fasi più sottovalutate è la ricerca. È il momento in cui ti muovi tra moodboard, riferimenti visivi, tendenze, simboli e forme. Non per copiare, ovviamente, ma per capire il territorio in cui ti stai muovendo e trovare il giusto equilibrio tra originalità e riconoscibilità.
Per “Lunasette”, ad esempio, potresti osservare come altri brand di gioielli comunicano lusso e minimalismo: linee sottili, contrasti delicati, geometrie pulite. Potresti anche cercare simboli legati alla luna, ma evitare rappresentazioni banali come la mezzaluna classica, andando invece verso una reinterpretazione più astratta.
Dare forma al concetto: schizzi, esperimenti e primi segni
Una volta raccolte le idee, arriva la parte più creativa: la sperimentazione. Questa è la fase in cui tutto è possibile: schizzi veloci, forme improvvisate, prove senza filtri. Non importa se le prime versioni non saranno perfette. Anzi, è proprio da quelle imperfezioni che spesso nasce la svolta.
Per il nostro esempio di “Lunasette”, potresti provare a costruire un segno che unisce la lettera L a una forma che suggerisca un riflesso lunare, o una curva morbida che richiama la circolarità del satellite senza disegnarlo esplicitamente. Alcuni designer partono dalle lettere del nome, altri da simboli, altri ancora dai concetti astratti: l’importante è che tutto parta dal significato.
Semplificare: il momento della verità
Una delle regole d’oro del logo design è che meno c’è, meglio funziona. Dopo aver generato tante idee, arriva la fase della selezione. Qui metti alla prova ogni proposta: funziona in piccolo? È leggibile? È unica? Comunica davvero ciò che deve comunicare?
Il bello di questo passaggio è vedere come un segno, con qualche ritocco, perda gli elementi superflui e diventi sempre più sicuro di sé. Se per “Lunasette” hai creato un simbolo basato su forme circolari, potresti scoprire che eliminando una curva o spostando un punto ottieni un logo più pulito, elegante e riconoscibile. Il segreto è togliere, non aggiungere.
Costruire la versione finale: proporzioni, equilibrio e tipografia
Una volta scelto il segno definitivo, entra in gioco la precisione. Si lavora sulle proporzioni, sulla spaziatura, sulla geometria interna del logo. È il momento in cui il concept creativo diventa un marchio solido, coerente, pronto a vivere in ogni contesto.
Qui si abbina anche la tipografia. La scelta del font è essenziale: deve amplificare il carattere del simbolo, non entrare in conflitto con esso. Per “Lunasette”, ad esempio, un serif sottile e moderno potrebbe valorizzare la sensazione di eleganza, mentre un sans geometrico darebbe un tono più contemporaneo e pulito.
Testare il logo nella vita reale
Un logo può essere elegantissimo sul foglio bianco, ma l’unico vero test è la realtà. È importante provarlo su mockup, biglietti da visita, packaging, profili social, persino in negativo su sfondo scuro. Solo così puoi vedere come si comporta in situazioni diverse e capire se ha bisogno di correzioni.
Nel caso del nostro brand immaginario, potresti scoprire che la linea che sembrava perfetta su schermo risulta troppo sottile su stampa, o che il simbolo necessita di un leggero aumento di contrasto per funzionare bene come icona.
Conclusione: il logo è una storia raccontata bene
Creare un logo è un viaggio: parti da un’idea astratta e arrivi a un segno che rappresenta un’identità completa. È un lavoro che unisce istinto, tecnica e ascolto. Non c’è una formula fissa, ma ci sono passaggi fondamentali che ti guidano verso un risultato autentico e funzionale.
Quando un logo funziona davvero, non serve spiegarlo: si riconosce subito, perché racconta esattamente ciò che deve raccontare.
Io sono qui per ascoltare la tua storia e aiutarti ad esprimere il tuo mondo.




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