Il Dracula (im)perfetto di Luc Besson
- Leonardo G.

- 26 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Nel suo Dracula del 2025, Luc Besson reinventa il mito del vampiro attraverso una costruzione estetica potentissima: fotografia scultorea, palette cromatica simbolica e una messa in scena che fonde gotico contemporaneo, futurismo decadente e un uso della luce che è parte integrante della narrazione.
Questo articolo esamina il film da una prospettiva visiva, tralasciando aspetti narrativi e concentrandosi sulle scelte formali che rendono l’opera un oggetto estetico di grande rilevanza.
1. Fotografia: un chiaroscuro moderno
Il direttore della fotografia Colin Wandersman opta per un approccio che richiama il noir contemporaneo, con neri che sembrano scolpiti e luci estratte dal buio come lame. Le scene interiori giocano con contrasti estremi, mentre gli esterni notturni adottano un'impostazione più morbida e diffusa, come se la nebbia fosse un personaggio aggiuntivo.
L’immagine è costantemente stratificata: fumo, vetri riflettenti, superfici umide e texture saturano ogni inquadratura, generando profondità visiva e un senso di inquietudine persistente.
2. La palette cromatica
Besson costruisce un sistema di colori che svolge una funzione narrativa autonoma:
Rossi intensi, sempre dosati e mai sovraesposti, che identificano il potere, la seduzione e la presenza di Dracula.
Blu petrolio e verde profondo, utilizzati per gli ambienti più decadenti o legati alla malinconia immortale del protagonista, come il castello svuotato dai suoi fasti dopo la perdita di Elisabetta.
Toni metallici (grafite, argento, piombo) per le scene d’azione o per gli spazi moderni, creando un’estetica che richiama i film di inizio '900.
L’Oro, leggero ma costante, appare in piccoli dettagli dell’arredamento e nei costumi, simbolo della regalità millenaria del vampiro e del suo amore.
La palette è coerente, controllata e dotata di un ritmo cromatico che accompagna l’evoluzione narrativa.
3. Messa in scena: il gotico del futuro
Il design degli ambienti è forse l’aspetto più innovativo. Non troviamo il castello gotico classico, ma una reinterpretazione moderna:
Architetture brutaliste, fredde e maestose, ma allo stesso tempo calde e tenebrose.
Elementi barocchi ricontestualizzati: statue, tessuti ricchi, candelabri modernizzati, gargoyle...
Grande attenzione alle superfici: marmo scuro, metalli spazzolati, vetro colorato e carte da parati ricercate.
Spazi vuoti e geometrici, che amplificano la solitudine del protagonista.
Besson costruisce un ecosistema visivo in cui antico e contemporaneo convivono in tensione continua, senza mai scadere nel citazionismo gratuito al capolavoro di Coppola.
4. Il ruolo del colore nella psicologia dei personaggi
Ogni personaggio possiede una micro-palette dedicata.
Dracula domina con rossi e neri cangianti, mentre i personaggi umani utilizzano colori più neutri, spesso contaminati dal mondo visivo del vampiro man mano che la trama avanza. Questo è evidente nella vampira Maria che unisce questi due mondi, colorando man mano che le vicende avanzano i suoi abiti e il suo aspetto di un rosso acceso.
Ciò rende evidente lo “scivolamento estetico” che indica la corruzione e l’influenza del fascino di Dracula.
5. Luce come linguaggio
Il film usa la luce come un elemento vivo: fasci radenti, controluce drammatici, flare controllati e riflessi che sembrano imprigionare i personaggi. È una luce narrativa, non realistica, che marca passaggi emotivi, oscillazioni di potere e momenti di crisi.
6. Composizione delle inquadrature
Besson alterna simmetrie rigorose a improvvisi tagli obliqui, creando una dinamica che richiama la sensazione di instabilità tipica dei racconti vampirici. La camera è quasi sempre in movimento lento, con carrellate che avvolgono i personaggi invece di seguirli.
Mentre poi esplode in ritmi sincopatici di tagli obliqui, veloci e a tempo di musica nella scena centrale della vita di Dracula.
7. Costumi come parte dell’ambiente visivo
I costumi riprendono la palette generale: pelle nera, velluti scuri, riflessi metallici, drappi pesanti e antichi. L’abbigliamento di Dracula evolve con la trama, passando da forme più classiche a silhouette sempre più moderne e tecniche.
Mentre gli umani passano da abiti rigorosi a tessuti logori e disordinati man mano che la follia del vampiro permea le loro vite.
8. Effetti visivi misurati
Gli effetti non sono mai esibiti ma integrati nella fotografia: dissolvenze di nebbia, movimenti innaturali ma fluidi, riflessi anomali negli specchi. Tutto è costruito per amplificare l’atmosfera, non per creare i classici jump scare da film horror qualunque.
9. Il ritmo estetico
Ogni sequenza possiede una coerenza interna che si riflette nelle scelte di colore, luce e movimenti di camera. Il film mantiene una direzione artistica stabile, quasi pittorica, alternando momenti statici e contemplativi a improvvisi picchi dinamici.
10. Conclusione: un Dracula che parla per immagini
Il film di Besson del 2025 è una reinterpretazione visiva potente del mito vampirico: minimalista nelle forme, espressionista nella luce, simbolica nei colori.
Una lezione di stile che dimostra quanto la componente estetica possa diventare linguaggio narrativo autonomo.
E tu quale preferisci? il Dracula di Besson o il capolavoro di Coppola del 1992?
Personalmente amo il Dracula contro Fracchia




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