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Rebranding si! ma come ?!

  • Immagine del redattore: Leonardo G.
    Leonardo G.
  • 18 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min


Quando si parla di rebranding si pensa subito al logo nuovo, ai colori diversi o alla tipografia più moderna. In realtà, il processo è molto più profondo: è un vero e proprio riallineamento dell’identità del brand con ciò che l’azienda è diventata e con ciò che vuole diventare. È un lavoro di strategia e sensibilità visiva che richiede attenzione, ascolto e coerenza.


Tutto parte da un’analisi accurata di ciò che già esiste. Prima ancora di prendere in mano una matita o aprire un software di grafica, il designer si chiede se l’immagine attuale racconta correttamente la storia dell’azienda. Un esempio semplice: qualche mese fa una piccola azienda fittizia, “Fior di Bosco”, produttrice di cosmetici naturali, ha scoperto che il suo vecchio logo con una margherita stilizzata non trasmetteva più la sensazione di qualità premium che voleva comunicare. L’azienda era cresciuta, i suoi prodotti erano diventati più sofisticati, ma la sua identità visiva era rimasta ferma al passato.


Una volta compresa la situazione, si passa alla definizione dei valori e del posizionamento. In questa fase si decide quale carattere deve avere il brand: più elegante? più tecnico? più vicino a un target giovane? Nel caso di “Fior di Bosco”, il posizionamento è passato da “artigianale e semplice” a “naturale ma di fascia alta”, un cambiamento che ha influito su ogni scelta grafica successiva.

Quando arriva il momento di affrontare il restyling del logo, si entra nella parte più creativa del processo. Il logo è la firma del brand e, come tale, deve essere riconoscibile e funzionale. Alcuni marchi richiedono una semplice modernizzazione, altri una revisione più profonda. Per esempio, un marchio di streetwear immaginario chiamato “Urban Edge” aveva un logo molto complesso, pieno di dettagli difficili da scalare per l’uso digitale. Nel rebranding è stato semplificato in un simbolo geometrico più essenziale, capace di funzionare bene sia sui capi d’abbigliamento che come icona social.


Accanto al logo, un ruolo fondamentale lo gioca il colore. La palette cromatica viene spesso aggiornata per rafforzare la personalità del brand e renderlo più coerente con il nuovo posizionamento. Nel caso di “Urban Edge”, il rosso acceso e il nero sono stati attenuati e arricchiti con tonalità più mature, come un grigio antracite e un blu petrolio, per dare un tono più sofisticato e meno aggressivo.

Lo stesso discorso vale per la tipografia. Cambiare font non significa solo scegliere una scritta diversa, ma decidere la voce con cui il brand parla. Caratteri più arrotondati possono comunicare accoglienza, mentre font più netti e geometrici trasmettono serietà e rigore. Durante il rebranding di “Fior di Bosco”, ad esempio, il serif morbido è stato sostituito da un carattere più elegante e affilato, capace di comunicare un’eleganza moderna e un maggiore senso di qualità.

Il lavoro prosegue poi con la revisione di tutti gli elementi grafici: icone, pattern, stile fotografico e layout. Qui nasce davvero la nuova identità. È la fase in cui si definisce il “tono visivo” del brand, quello che rende riconoscibile un contenuto anche senza leggerne il nome. Pensiamo a un’ipotetica azienda tech chiamata “Lumio”: nel suo rebranding sono stati introdotti gradienti morbidi e un light blue come colore principale per evocare innovazione e trasparenza, insieme a un sistema di icone più coerente e immediato.


A questo punto, la nuova identità viene applicata ai vari materiali: biglietti da visita, brochure, sito web, packaging, presentazioni aziendali e contenuti social. È qui che il rebranding prende vita. Ogni elemento viene ripensato per garantire coerenza: un biglietto da visita deve comunicare le stesse sensazioni di un post Instagram o della homepage del sito.

Infine, il processo si conclude con la creazione delle linee guida del brand, un documento fondamentale che raccoglie tutte le regole dell’identità visiva. Serve a garantire che l’uso del logo, dei colori e degli altri elementi sia sempre corretto e coerente, anche quando il materiale viene realizzato da persone diverse.

Il rebranding, in definitiva, non è un semplice restyling grafico, ma un percorso che unisce strategia, estetica e identità. Quando viene fatto bene, permette al brand di crescere, parlare in modo più autentico al proprio pubblico e costruire un'immagine forte e duratura.


Se il discorso ti interessa non esitare a contattarmi per raccontarmi la tua idea.

 
 
 

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